Saturday, 22 September 2012

Platinum*

The news that the South Africa's Marikana miners have now returned back to work got me thinking about the pronunciation of the word platinum. How do native speakers of English pronounce it? I'm sure students of EFL will be surprised by the great number of possible variants there are.


In RP/General British, platinum can have many different pronunciations, some of which are characterised by three syllables and some by two:

a£) ˈplætɪnəm
 
b£) (less usually) ˈplætənəm

c£) ˈplætn̩əm (where the t can be released nasally, pre-glottalised, or replaced entirely by ʔ)

d£) ˈplæʔnəm

 In General American we can get the following:

a$) ˈplætənəm

b$) ˈplætn̩əm/ˈplætnəm (where the t can be released nasally, pre-glottalised, or replaced entirely by ʔ)

c$) The ODP also has ˈplædənəm (=ˈplæt̬ənəm).

As far as frequency is concerned, I think we can safely say that Americans most commonly prefer ˈplæʔn̩əm/ˈplæʔnəm (or ˈplætn̩əm, with t is released nasally or pre-glottalised). Listen, for example, to the audio clips offered by the Merriam-Webster Online and the Oxford Advanced American Dictionary.

For RP both LPD3 and CEPD18 prioritise ˈplætɪnəm. The OALD, the Oxford Dictionary of English (2006; 2nd edition, revised; p.1348), the Collins English Dictionary, the Macmillan Dictionary and the Cambridge Dictionary Online also give this pronunciation as the only variant for British English. Forvo, too, offers a clip with a man from England saying ˈplætɪnəm. The only pronunciation dictionary that I'm aware of which prioritises a variant with a syllabic consonant instead of -ɪn- is Jack Windsor Lewis' A Concise Pronouncing Dictionary of British and American English (p.152), published in 1972.

The existence of the common ˈplæʔn̩əm and ˈplæʔnəm alongside the, for most students easier to understand (and reproduce), ˈplætɪnəm/ˈplætənəm, shows once more how complicated English phonetics can be and how essential it is for teachers to teach it. ˈplæʔnəm, in this instance, is comparable to the word catheter, which in American English some speakers pronounce as the two-syllable ˈkæθtɚ, instead of the by EFL learners sometimes expected three-syllable ˈkæθət̬ɚ.    

*Heartfelt thanks to Jack Windsor Lewis for the valuable suggestions he has given me.

Saturday, 15 September 2012

Speak (out) Now!

Eccezionalmente, solo per questa settimana, ho deciso di pubblicare un articolo interamente in italiano anziché in inglese, poiché i contenuti che seguono sono rivolti essenzialmente agli italiani. 


Mi rattrista profondamente comunicarvi che un giornale così autorevole quale Il Sole 24 Ore abbia deciso di pubblicare, assieme ai suoi articoli, un nuovo corso d'inglese presentato dal comico John Peter Sloan, personaggio oramai molto noto in Italia. Sono alquanto dispiaciuto poiché, come ho già ribadito in un altro mio post, Mr Sloan non è, a mio avviso, la persona adatta per insegnare inglese agli italiani. Ciò si evince chiaramente dai suoi video postati in Internet: molte delle affermazioni che fa riguardo la lingua inglese e la sua pronuncia risultano infatti false o solo in parte corrette.


In uno di questi nuovi clip pubblicati recentemente sul sito del Sole 24 Ore, Sloan afferma che la r in parole come more o horse "non si [sic] legge mai". Questa, ovviamente, è un'affermazione completamente errata in quanto esistono accenti molto conosciuti nel mondo (americano, irlandese, scozzese, ecc.) in cui la pronuncia della r dopo un suono vocalico è considerata del tutto standard.  Sapevate che, per esempio, il non pronunciare la r in car in americano è per molti nativi degli USA sinonimo di ignoranza? Inoltre, ci sono accenti anche in Inghilterra in cui la pronuncia della r postvocalica è una caratteristica fondamentale dell'inglese parlato: ascoltate, per esempio, l'inglese del West Country, ovvero quello del sud-ovest dell'Inghilterra. Anche nello standard britannico si sente, a volte, pronunciare la r prima di una consonante a seguito dell'elisione di una vocale debole: carol, kærl anziché ˈkærəl. In una parola come bar, per esempio, lo standard britannico ammette la r solo se questa è seguita da una parola che inizia per vocale: è curioso notare che in uno dei tre video linkati sopra Sloan pronunci proprio questa parola con la r finale! Molto meglio sarebbe stato da parte del comico fornire esempi d'inglese britannico standard in cui troviamo il suono r nella pronuncia senza che una r compaia nello spelling. (Leggete il mio post sul fenomeno dell'r-intrusion.)

Affermare che small si pronuncia con la s sorda iniziale (come in sole, per esempio), mi sta bene, ma questo non è altro che un dettaglio quasi del tutto inutile per i lettori dei libri di Sloan che credo siano in maggioranza principianti. Nessun madrelingua inglese, infatti, scambierà mai la parola small per un'altra solo perché questa può venire pronunciata dagli italiani con una s sonora invece che sorda! Ci sono tantissimi altri aspetti della pronuncia inglese molto più rilevanti che gli italiani sono invitati a conoscere se si vuole parlare con e capire bene i nativi. Inoltre, fornire news-stand ('edicola') come esempio in cui la prima s è sonora (come all'inizio di sbaglio) e la seconda è sorda (come in sole), è una scelta che definirei nuovamente errata, poiché per molti nativi, nella catena parlata, spesso la prima s diventa sorda per effetto della presenza della seconda. Questo fenomeno prende il nome di assimilazione ed è comune in ogni lingua. Si può notare un'assimilazione anche nella parola newspaper dove per alcuni parlanti la s è sempre sonora, per altri è sempre sorda; per altri ancora può variare (cf. Longman Pronunciation Dictionary, p. 540).   
  
E che dire dell'acca? Non c'è bisogno di un fonetista dell'inglese quale è il sottoscritto per sottolineare che non è assolutamente vero che ogni volta che compare un'acca nello spelling inglese la si debba 'pronunciare'. Come saprete, ci sono parole, essenzialmente di derivazione francese, che nell'ortografia contengono un'acca ma questa non viene mai pronunciata (honest, hour, heir, ecc.). In alcune - hotel è un caso - la pronuncia dell'acca è variabile. In altre, invece, dipende dal tipo di accento che si parla: nella parola herb l'acca si pronuncia in inglese britannico standard ma non di norma in quello americano (cf. Longman Pronunciation Dictionary, p. 375). Altre parole come has, have, him, her, ecc., possono 'perdere l'acca' nel discorso parlato e diventare quasi del tutto incomprensibili per coloro che sono abituati a pronunciarle (e a 'sentirle'!) con il suono h. Infine, basta recarsi a Londra o nelle altre grandi città dell'Inghilterra per scoprire che molti inglesi non pronunciano regolarmente l'acca dove 'la norma' vorrebbe lo si facesse.

Un'ultima nota, poi, riguardo l'aggettivo fastidious ('meticoloso') che in uno dei video Sloan definisce come "non negativo in inglese". Basta aprire l'Oxford Advanced Learner's Dictionary (2011; OUP) per leggere che il termine citato sopra può essere "sometimes disapproving" (p. 577), cioè 'può esprimere a volte disapprovazione'. 

Quanto sottolineato fin qui riguardo gli insegnamenti di John dovrebbe farci riflettere profondamente. Perché gli italiani persistono nel comperare i suoi libri/corsi? Forse perché Mr Sloan è madrelingua e quindi più 'affidabile' di molti altri insegnanti di lingua che non lo sono? Può darsi. Ma vorrei invitare i miei lettori a considerare il fatto che essere madrelingua non significa per forza conoscere accuratamente la propria lingua, saperla analizzare, o riuscire a spiegare le sue caratteristiche in modo comprensibile, dettagliato, e veritiero. C'è bisogno, come in ogni campo, di una profonda preparazione e tanto studio. In aggiunta, operare delle 'semplificazioni linguistiche' in ambito didattico, come quelle che sembra siano state attuate dal nostro comico nelle proprie pubblicazioni, è accettabile, specialmente quando gli studenti ai quali sono rivolti gli insegnamenti di una lingua risultano essere in maggioranza principianti. Ma è intollerabile pensare che per 'semplificare' le complicatezze dell'inglese si arrivi a fornire informazioni poco chiare, fuorvianti, scadenti, o addirittura fasulle.

Non metto certo in dubbio la bravura di Sloan comico; piuttosto chiedo agli italiani di prestare maggior attenzione alle attrattive della pubblicità e del commercio. La vendita di tante copie di libri o corsi di lingua come quelli prodotti da Mr Sloan non implica per forza che gli stessi siano di qualità. Be careful!

AGGIORNAMENTO (11/03/2018) John Peter Sloan ha da poco pubblicato un video in cui spiega la pronuncia di alcuni suoni dell'inglese britannico standard.
Tra questi c'è quello che lui chiama 'il fiorellino', ovvero lo schwa (corrispondente al simbolo /ə/ dell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA)). Lo chiama ‘fiorellino’ perché secondo lui i bambini formano una sorta di fiore con la bocca quando pronunciano /ə/ — ovvero arrotondano le labbra nell’articolare lo schwa. Questo è completamente errato! Lo schwa nella pronuncia standard britannica è una vocale centrale articolata con le labbra in posizione neutra, cioè non arrotondate: vedi, per esempio, Gimson’s Pronunciation of English di Alan Cruttenden, Routledge (2014), pp. 137-139. (In alcuni accenti inglesi regionali e, per esempio, in australiano, lo schwa può risultare invece arrotondato.) Il simbolo che ha scelto quindi è, ahimè, del tutto inutile. Si può notare infatti come lo stesso comico arrotondi le labbra nell’articolare il suono in isolamento (sbagliando!), e come poi, nel fornire esempi e nell’esprimersi più naturalmente, non lo faccia affatto.  


Nell’espressione a cup of tea, infine, non c’è alcuno schwa in cup nella pronuncia britannica standard: il fonema vocalico in questo caso è solitamente rappresentato dal simbolo /ʌ/. John crede ci sia /ə/ in cup perché nell’inglese regionale delle Midlands e del nord dell’Inghilterra i nativi utilizzano /ə/ oppure /ʊ/, come in FOOT, o una vocale intermedia, in tutte le parole che nello standard hanno /ʌ/. Non è un caso che John provenga da Birmingham, città dove si parla uno degli accenti regionali considerato tra i più ‘sgradevoli’, meno ‘autorevoli’ e meno ‘prestigiosi’ dagli inglesi, secondo le statistiche riportate dalla letteratura scientifica (Giles, H. (1970), ‘Evaluative Reactions to Accent’, Educational Review).

Per descrivere ed insegnare la pronuncia della propria lingua, non basta essere madrelingua. Fonetisti non ci si improvvisa. 

Saturday, 8 September 2012

Mediaeval IPA symbols

Last weekend I was in Salerno with friends. As you probably know, Salerno is a city in south-western Italy located near the so-called Costiera amalfitana, the 'Amalfi Coast', which includes the famous towns of Amalfi, Positano, Ravello, and Sorrento.


Overlooking the city of Salerno is a mediaeval castle known to Italians as Castello di Arechi. The castle was built in the seventh century AD on behalf of Prince Arechi II and hosts an interesting exhibition of mostly mediaeval ceramics and coins, and a conference room.

After parking our car we made for the entrance gate, the position of which was clearly indicated by this sign: 

'Main entrance' - 'Lift'

Notice anything peculiar about it? Yes, some of the letters used include IPA symbols! 

When I asked one of the guides at the castle why they had decided to use this particular style of letters, she answered that she didn't know and added that she was totally unaware that some of the symbols on the signs were used in phonetics.

Here are some more pictures I took: how many IPA symbols can you spot?   


'Museum' - 'Conference hall' - 'Aragonese moat'

'Exit' - 'Western gate'

'Please do not enter - work in progress'

Café

'Central keep' - 'Battlements'

'Old ogive gate'

'Museum' - 'Conference room'